E se fossero gli oggetti ad osservare noi ?

Ero al supermercato e, mentre guardavo i notebook in esposizione, pensavo a come potrebbe essere se anche loro potessero guardare noi.

Provo ad immaginare…

Eccomi, io sono quel computer che vi guarda dallo scaffale. Vorrei presentarmi meglio ma non mi hanno dato neppure un nome. Ho solo un cartellino che qualche volta cade, e ogni volta che cade, per conoscere il mio nome dovete chiedere al commesso.

Io vi osservo passare veloci. Qualcuno mi guarda, altri mi toccano e io non so se illuminarmi di più, per farmi portare via, o restare zitto e buono per passare inosservato e restare sempre qui. Che poi, ad essere sinceri, qui non sta per niente male, e non credete a quello che dicono i televisori, io nemmeno ci parlo con quelli; tutti palloni gonfiati, allineati in fila a dire la stessa cosa.

A me piace guardare la gente. Vi vedo scorrere veloci, quasi veloci come i miei flussi di bit e immagino come potrebbe essere venire a casa con voi. 

Passa una signora con un buon profumo, le mani pulite e le unghia curate. Passa anche un ragazzino impacciato e penso che non mi piacerebbe andare a casa con lui. Sembra uno di quelli che picchiano forte sulla tastiera, uno di quelli che sanno tutto e che giocano pesante, come se pensassero di non avere abbastanza tempo per giocare.

Io non mi annoio quasi mai, però mi piacerebbe essere scelto, o magari potervi scegliere io.

Mi piacciono le luci, mi piace anche quando le spengono e poi tutti vanno via. E vorrei anche sorridere ma non ci riesco, perché sono solo una macchina e le macchine non sanno sorridere, o così dite voi.

Mi piacciono anche i colori e le luci colorate di stelle. Mi hanno raccontato che a Natale ci sono molte più luci, molti più colori e tutti dicono di essere anche più felici. Chissà se anche a Natale camminate veloci ?

Ieri uno è caduto dallo scaffale, era uno qui da poco. lo conoscevo solo di vista e, a parte i convenevoli, non avevamo mai parlato. Ad essere sincero non mi era neppure molto simpatico, tutto pieno di quella boria da ultimo arrivato, alimentata anche dal fatto che fosse stato messo in prima fila.

Come se bastasse essere in prima fila per essere felici. Sono quasi contento che quel brutto presuntuoso sia caduto, ecco non volevo dirlo ma l’ho detto lo stesso.

Però un poco mi dispiace, perchè l’hanno raccolto e portato in quello stanzino buio e freddo che i commessi chiamano magazzino e che noi invece chiamiamo solo stanzino buio e freddo. Da lì non ho mai visto tornare nessuno….

Adesso sai chi sono; io sono quel computer che ti guarda dallo scaffale, e a volte mi piace pensare che, forse, dovrei essere io a potere scegliere te.